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  • Max De Toma

UN' INSEGNA CHE SI SPEGNE, E’ UN PEZZO DI CITTA’ CHE MUORE

Signor Presidente della Camera, Onorevoli colleghi,Se oggi ci troviamo qui, a dibattere sul futuro cupo scenario del nostro Paese, Lo dobbiamo alle scelte compiute da questo Governo, alle sue promesse disattese e ai suoi impegni non rispettati.Ma andiamo per ordine.

La situazione odierna è figlia di un provvedimento, il CuraItalia, dove esaurita la fase dell’emergenza sanitaria, si è iniziato a guardare alla non meno grave emergenza economica generata dal Coronavirus. E qui Signor Presidente ricordiamo ancora tutti, purtroppo con ironia,la promessa fatta dal Premier dell’ormai famoso bazooka, con quei 400 miliardi sbandierati più volte in televisione.

Il bazooka sarebbe dovuto servire a riaccendere i motori dell’economia del nostro Paese, ma nulla di tutto ciò che il Premier ci ha raccontato nelle otto conferenze stampa a reti unificate si è tramutato in realtà: anzi possiamo oggi dire, senza timore di essere smentiti, che le stanze di Palazzo Chigi, tra errori, omissioni e perdite di tempo sono state il laboratorio dove si è formato e poi sviluppato il “virus economico” che sta lentamente portando in agonia il tessuto produttivo e sociale del nostro Paese.Dei 400 miliardi ovviamente nemmeno l’ombra…

Il Sistema Italia aveva bisogno di un’iniezione di liquidità immediata a favore del tessuto imprenditoriale, non certo di somme erogate a debito che saranno purtroppo la causa di futuri fallimenti quando le stesse non potranno essere restituite, da un recente studio economico di tecnè si evidenzia, che fra 1 milione e 1.milione e settecentomila imprese siano a rischio default, con ricadute drammatiche sull’occupazione.

Possiamo quindi oggi suggerire al Governo di modificare il nome da Decreto liquidità a decreto Liquidazione. Perché a questo porterà l’assenza di flusso economico di cui oggi c’è un disperato bisogno. Alla messa in liquidazione di quelle imprese che hanno sempre rappresentato la linfa della nostra economia.


Ne saranno di certo contenti gli stranieri, che presto verranno in Italia a fare shopping in saldo dei nostri pezzi pregiati.E forse anche su questo l’Esecutivo ha male interpretato la nostra richiesta, quando abbiamo chiesto di favorire il ritorno del turismo in Italia non intendevamo di certo questo!E non ci venite a dire che il Parlamento è stato complice di questo fare ondivago e singhiozzante della maggioranza perché non è assolutamente vero. Noi Parlamentari, in questi due mesi, siamo stati relegati ad un ruolo di comprimari. Proprio in questo momento, che invece richiedeva ancora una maggiore condivisione e concertazione su provvedimenti su cui si gioca il destino dell’Italia.

Di tutto questo, signor Presidente, il Governo ne dovrà rispondere, oltre che a noi in questa Aula, alle centinaia di migliaia di imprese che aspettavano invano, la liquidità necessaria per far ripartire le proprie attività e si sono invece trovate, per altro con gravi ritardi a doversi sobbarcare di debiti generati da questi prestiti. Per chi poi li abbia ottenuti veramente…

Certo che spostare da 6 a 10 anni e da 25mila a 30mila la somma dei prestiti garantiti al 100% dallo stato può essere visto favorevolmente dal sottoscritto, ma sempre di debito stiamo parlando e con rischio di costi aggiuntivi e onerosi ad imprese che non l’avrebbero certo richiesto in una situazione di normalità.

Speravo almeno che venissero accolte delle mie richieste, fatte tramite puntali emendamenti, di pagare o compensare fiscalmente i miliardi di crediti che le imprese vantano nei confronti delle pubbliche amministrazioni, o quella di garantire per gli imprenditori del commercio, soprattutto del settore moda, tessile, abbigliamento calzature il tanto decantato MADE IN ITALY, i settori principalmente colpiti dai provvedimenti di chiusura attività, di un credito d’imposta del 60% del valore di acquisto delle merci invendute rimaste nei magazzini a causa appunto della crisi da Covid 19, ma niente: completamente sordi ai bisogni di chi come le PMI contribuisce ad una parte molto rilevante del PIL del nostro Paese.Però un grosso GRAZIE lo vorrei fare a chi come la GDO e la sua Logistica che ha fornito l’approvvigionamento durante il lockdown, garantendo almeno il cibo sulle tavole delle famiglie italiane.

Questa maggioranza continua ad andare avanti con una bussola rotta,navigando a vista e senza mai cercare di prevenire le problematiche che una crisi come quella che stiamo attraversando ci porta ad affrontare.


A tal proposito mi permetto di avvisare il Governo del prossimo scoglio su cui ci imbatteremo senza adeguate contromisure: un’inflazione galoppante che ridurrà ancora il potere di acquisto delle famiglie italiane.


Anche il D.L. Rilancio infatti non può bastare. Siamo tutti consapevoli che la riapertura delle attività economiche, dei commercianti, bar e ristoranti, degli ambulanti fra i più colpiti da questa crisi economica insieme ad una parte della filiera del turismo non basta a far girare un economia ormai fantasma.



Tra i mille ostacoli e diverse interpretazioni nonché mancata chiarezza dei diversi provvedimenti messi in campo: Dpcm, linee guida nazionali, regionali, comunali e “chi più ne ha più ne metta”, alcune attività hanno deciso di riaprire mentre tante altre no, Signori Onorevoli, le imprese vogliono certezze, vogliono sicurezze dal Governo e vera liquidità, non indebitarsi ancora di più con le banche!

C’è ancora un forte senso di paura tra la gente, i negozi sono vuoti, il potere di acquisto è pari a Zero data la situazione globale tra lavoratori in cassa integrazione o senza lavoro a causa della crisi da COVID 19.



Mi avvio alla conclusione Sig. Presidente e Onorati colleghi,

Perciò non dimenticatevi e non dimentichiamoci di loro, anche di chi ora ha riaperto quella saracinesca e contribuisce alla vita sociale di un Paese, perché ricordiamoci tutti: “UN INSEGNA CHE SI SPEGNE, E’ UN PEZZO DI CITTA’ CHE MUORE ”.Grazie Signor Presidente.



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